My Architect

my-architect

Tratto da: Casamica, inserto del Corriere della Sera, p.42, 6 marzo 2004, n.3, Rcs Periodici s.p.a., Milano

Candidato all’Oscar per la sezione documentari, My Architect è appassionante come un giallo: il protagonista è Louis L. Khan, uno dei più grandi architetti del XX secolo, il tema la sua fine misteriosa (nel 1974) e la sua tortuosa personalità ricostruita in 5 anni di ricerche da Nathaniel Khan, regista e figlio di Louis. A Son’s Journey è il viaggio di un figlio, come dice il sottotitolo, dietro la facciata di un ego carismatico, un guru, un mistico, dalla vita stupefacente: Khan aveva tre famiglie che non sapevano l’una dell’altra e che come in certi feuilleton, si incontrarono al suo funerale.


commento di Gabriella Giungato

…per correttezza bisogna specificare che una donna era sua moglie, mentre le altre due, due amanti che erano consapevoli di essere tali, in attesa di un divorzio, che non arriverà mai.

link sullo stesso argomento

http://www.europaconcorsi.com/db/rec/inbox.php?id=1603

http://www.indiewire.com/people/people_031110kahn.html

e se volete vederne poche scene…http://movies.yahoo.com/shop?d=hv&id=1808496766&cf=trailer&intl=us


my-architect-dvd

copertina del dvd-libro che ho regalato a Gabriella ma lo stronzetto di Walter Nicolino una volta  prestato…

non è più tornato

Porko Kahn Ridacceloooo!!!


di Alessandro Grella data 13/06/2005

ma come cavolo si scrive Kahn oppure Khan?!?

su google escono più risultati come Khan

ma in realtà si scrive Kahn… sul DVD è scritto così

per una volta abbasso google


di Alessandro Grella data 05/04/2006

Ieri sera ho visto finalmente My Architect. Bello. Emozionante. Il cinema è un ottimo mezzo per conoscere un architetto e per “visitare” le sue architetture. Efficacie la fotografia. La storia, come viene raccontata, mi ha lasciato un pò interdetto. Il regista-figlio di Kahn ha scelto una narrazione sensazionalista, da reality – carrambata. Non voglio giudicare male, forse l’ha fatto con grande sincerità e sensibilità. Ne dubito. Mi ricordava un pò lo stile -dolce Remi- vs -Bell e Sebastien-. Comunque lo consiglio. Da vedere.


di Federica Garoglio data 06/02/2007

Non concordo a pieno.

Questo film mi ha colpita in tutto (trannè, ahimè, una musica pessima!!); dalla fotografia efficacissima (materiale fotografico degli anni ’60 eccezionale), alla narrazione scorrevole e toccante; al modo talvolta molto sentito, e talvolta davvero ironico (il proprietario di una barca progettata dall’architetto ha involontariamente creato uno sketch imperdibile..) di parlare di una figura enorme nella sua assenza, in vita e in morte, quale quella di ‘Lou’ Kahn per suo figlio.

Enorme per il carisma, enorme perchè in fondo traspare la volontà dello stesso architetto di ‘essere’ un personaggio; enorme per il suo impatto sull’architettura moderna, lato trattato in maniera superficiale, o meglio ‘di facciata’ (senza incedere troppo in spiegazioni, per quanto le immagini parlino da sole), facendone invece risaltare le bizzarrie o l’estro. In questo senso mi sembra una vera e sentita ricerca di una origine, più che una carrambata. Il regista tenta di documentare attraverso ciò che resta una vita che non c’è più, ma che avrebbe voluto vedere da vicino, incrociandone i vari aspetti in maniera delicata, equilibrata. Lasciando sempre trasparire, in un modo che non mi sembra poi così scontato, il motivo di fondo del suo lavoro. E facendo capire con efficacia la natura particolare dell’uomo che era Kahn, senza scadere nel biasimo. Più in una sorta di malinconica speranza.

Mi è piaciuto.