Edifici dismessi

Cadaveri in città

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Raffaello in una lettera a Papa Leone X (1519) definiva “cadaveri di città” tutti i centri abitati attraversati dalla prepotente invasione dei popoli del nord-est e dal loro smodato utilizzo del territorio durante l’epoca medioevale. Le splendide città di origine romana furono saccheggiate e brutalmente vissute. Città sconvolte dalle guerre e dall’incuranza.

Nell’epoca contemporanea, applicare la descrizione di Raffaello nel descrivere le nostre città, non sarebbe del tutto corretto. È ormai parere comune che la città venga considerata come un organismo vitale in tumultuosa trasformazione.

Gli edifici nel corso della storia hanno da sempre assolto i bisogni dell’uomo. Ad esempio: le abitazioni per soddisfare i bisogni primari, le chiese per i secondari, le caserme per la guerra e i palazzi per il potere. Attraverso il corso della storia molteplici istanze e necessità hanno portato l’uomo a ideare e costruire nuovi edifici confacenti a nuove attività. Dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri, palazzi, fabbriche, stazioni, scuole, palazzi amministrativi, centrali elettriche, etc, supportavano il progresso, il potere e il commercio.

Durante il processo di adattamento alle nuove attività umane (di supporto alla competizione internazionale), le città occidentali si sono dotate di molteplici strutture che per le stesse ragioni oggi cessano la loro utilità.

Fino a cinquant’anni fa strategici, oggi una miriade di edifici non servono più a nulla o non assolvono a pieno la loro mansione. Per queste ragioni molti manufatti architettonici vengono abbattuti o abbandonati ad un indefinito destino.

Disseminate all’interno del tessuto urbano migliaia di dinosauri di pietra difficili da gestire giacciono sul territorio colpiti dalla meteora opportunismo. Già, perchè questi corpi, di fabbrica, che un tempo erano fondamentali per la crescita e il sostentamento oggi non lo sono più.

Dal gennaio 2005 altri cadaveri affolleranno le nostre città: le caserme* che un tempo ospitavano orde di ragazzi chiamati ad assolvere il loro servigio allo Stato, e che oggi non partono più. Con questa legge si è sancita la morte di nuovi palazzi, grandi e grossi.

Il recupero e la riqualificazione è pressoché impraticabile economicamente, concepiti per essere il più efficienti possibile e progettati con il morbo del razionalismo, ci ritroviamo “‘sti bestioni” che difficilmente si prestano a operazioni di trasformazione architettonica.

Oggi sono dei piccoli nei, dei tumori benigni dove l’imperativo è curarli prima che si trasformino irrimediabilmente**, in cancri mortali.

* E VAI!!!!

grazie alla riforma del servizio militare non sono partito!

Niente naja per me ALÈoooALÈooo…

Il mio posto vacante insieme a quello di migliaia di ragazzi che non partiranno più, mi ha fatto riflettere e dato spunto nel scrivere questo articolo.

** come nel caso di Mirafiori a Torino