Per diritto ricevuto

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Il titolo di questa pagina è volutamente lo stesso del trafiletto comparso ieri sulla stampa per la rubrica Buongiorno di Gramellini.

Leggere queste 20 righe ogni giorno dovrebbe essere una buona abitudine per tutti. Sono divertenti, pungenti ma soprattutto, per quanto mi riguarda, mi fanno capire che in fondo la pensiamo tutti nello stesso modo, siamo tutti nella stessa barca.

Beh, si. Perchè a volte mi sembra proprio di essere un’aliena in mondo che va avanti tranquillo, che non si scandalizza più per niente e che vive pacifico…subendo.

E così ritornando all’articolo di ieri, per diritto ricevuto appunto, leggevo di una lettrice che in treno è scopiata a ridere insieme ai suoi compagni di viaggio per un annuncio un po’ curioso dall’altoparlante del treno: ehi, siamo in perfetto orario.

Gramellini scrive:

“Una volta erano solo i bambini a vantarsi di aver fatto il proprio dovere. Ma in un quadro generale di regressione all’infanzia appare inesorabile che le grandi aziende a contatto col pubblico adeguino la strategia seduttiva. Non più soltanto minimizzare i disagi, ma enfatizzare il dovuto come se fosse un regalo. […]

Il gioco è meno ingenuo di quanto sembri.

Se i nostri diritti cominciano a essere spacciati per valore aggiunto, alla lunga finiranno per diventarlo davvero e costeranno ancora di più.

E allora cosa dire delle offerte di lavoro di oggi?

Ti parlano di lavoro, di gruppo, di imparare e poi come se fosse un fatto straordinario, fuori dalla norma, quasi un favore, ti propongono un rimborso spese da fame.

Ma allora? Il lavoro non prevede un compenso? uno stipendio?

Non è normale?

No. Non è più normale.

Non è raro sentirsi dire in risposta ad una richiesta per far valere i propri diritti: ehi, io ti faccio lavorare! Cosa pretendi?

Ma il problema ha radici profonde e ramificate.

Se io mollo, lascio, rinuncio, dietro di me ci sono decine di ragazzi, neolaureati come me, che accetteranno, presi dalla disperazione e dall’abbaglio di 100 euro in tasca.

Come far valere i propri diritti?

Non c’è un modo. Mettersi contro il capo, vuol dire correre il rischio di rimanere con le mani in mano per troppo tempo. Torino è più che altro un paese grosso,più che una piccola città.

Tutti si conoscono e tutti parlano. Se tu crei grane nessuno ti chiamerà più.

E’ terribile.

Se lavoro, produco, non regalo niente. Faccio guadagnare qualcuno. Ed è giusto e ovvio essere ripagato.

Un rimborso delle mie spese prevede: affitto+spese= 220 euro vitto: 15 euro x 30 giorni= 450 euro trasposto: 1.80 x 25 giorni= 45 euro Totale: 715 euro

e sei solo andato a lavorare! Non sei uscito e non hai niente addosso

ma come dice Gramellini:

Se i nostri diritti cominciano a essere spacciati per valore aggiunto, alla lunga finiranno per diventarlo davvero e costeranno ancora di più.


grande gabri, bellissimo articolo, la penso proprio come te. stefano