Mezzi pubblici

pubblico mezzo

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foto di Alessandro Grella, linea 75 ore 8.42, la vita non porta lontano ciò che ti sta vicino

Ereditati dal welfare state, i mezzi pubblici sono attualmente sinonimo di mobilità sostenibile. La questione è in realtà molto più complessa e sfaccettata. Come già ripetuto migliaia di volte il risultato di un sistema complesso è maggiore della somma delle sue parti. L’interazione a somma positiva è applicabile anche al sistema di trasporto urbano.

Scrivo questo articolo sulla wikizmo perché da meno di un mese ho ricominciato a usufruire della rete ATM, anziccheddico GTT, Gruppo Torinese Trasporti http://www.comune.torino.it/gtt. Fikatta. Sono riaffiorati numerosi ricordi e le stesse sensazioni provate un tempo, quando prendevo tre bus per recarmi a scuola. Gente, tanta gente. Ogni ora, ogni linea qualcosa di nuovo, gli elementi si mescolano e nasce sempre qualcosa di unico. I fattori in giochi sono tantissimi: velocità del mezzo, gruppi o singole persone, fattori ambientali, odori…

Succede sempre qualcosa su un mezzo pubblico. Perchè annoiarsi seduti sulla propria scatoletta metallica, un bel barcone condotto dal caronte della situazione et voillà. A proprosito, cosa mi sovviene… ai miei tempi il conducente veniva chiamato cocchiere: “minkia cocchiere ci fai scendere altrimenti ti scendiamo noi le mani in faccia!”. Fantastico, chi sa ora il gergo dei teens dove è arrivato. Ma no, oramai i cocchieri sono rinchiusi nella cabina di pilotaggio neanche fosse un aereo.

Quanti sguardi scambiati, relazioni mancate, amori non sbocciati, opinioni affrettate, giudizi errati e altrettante conoscenze, amori, dibattiti, sorrisi avveratisi. Sociologia relazionale, prossemica, sociologia dell’indifferenza, psicologia ambientale, quante, troppe scienze potrebbero spiegare questi silenziosi equilibri. Prendete cinquanta, cento persone e schiacciatele dentro ad un parallelepipedo con le ruote che sballottola il tutto. Dadi, mani raccolte, scecherate, una soffiatina, tiro ed ecco il risultato. Probabilità, casualità, emozioni.

Mezzi, contenitori, ci entra di tutto: germi, quel filino d’aria che fa solo piacere quando il nostro posto a sedere è collocato sopra il motore, la persona che si attende speranzosi di rivedere.

Perturbazioni esterne, incidenti veri e di percorso.

Quello che ti passa sotto il naso, quello che viaggia velocissimo vuoto e che ti scarica puntale a destinazione.

Bello.

Adoro guardare la gente.

L’eterogenità anche quando sei l’unico italiano su un jumbotram. Tutti hanno un vissuto straordinario, ogni solco del viso è il risultato di una vita intera.

Il giubbotto sporco di quello accanto, la zaffata del puzzone di turno, quello mi sembra di averlo già visto, mmmmmmmmm… carina quella… le tirerei due fucilate!

Bello, anche se lo so non è proprio così. Il primo sentimento? Di sa gio. Ieri, di fianco nordafricano con giacca lercia si strofinava su di me, davanti due rumeni stanchissimi uno con un bulbo oculare senza pupilla, alla mia destra sudamericano che sorseggiava la sua moretti da 66 in un bicchierino di plastica, poco più in la italiano con cagnetto al guinzaglio e visibile ciucca in corso, da lontano fetore assortito e per finire sono saliti un gruppo di ganstateens che potevano far invidia a R. Kelly and crew.

Lo so che faccio sempre la figura del buonista del pentu però a me piace, tutto questo mi rende vi vo. Fino a quando? Fino al prossimo attentato.