La percezione dell’architettura di Stefano

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In quanto architetto, i manufatti con cui ho più spesso a che fare sono proprio architetture (o comunque oggetti edilizi) e riscontro sempre di più come le stesse siano in realtà la riproduzione di un organismo approssimativamente umano.

  • la struttura? ossa.
  • i tamponamenti? pelle.
  • i sistemi di controllo? cervello.
  • i sistemi di rilevamento? udito, olfatto, vista, tatto.
  • l’impianto elettrico? terminazioni nervose.
  • gli impianti idrici ed idraulici? vene, arterie.
  • l’energia elettrica, i carburanti impiegati? cibo.
  • gli scarichi e le fognature? apparato digerente.
  • il sistema di raccolta e rimozione dei rifiuti? ancora apparato digerente.
  • gli impianti di condizionamento e riscaldamento? polmoni.
  • le guaine, i manti di copertura, gli isolamenti? capelli, pelo, grasso epidermico.

non riesco a finire, ne ho sicuramente dimenticati.

quando guardo un edificio (nel mio lavoro capita spesso) la sensazione che mi dà è di essere, prima che un involucro, un nodo della grande maglia energetica che copre il territorio.

mi sembra un punto in una rete, punto che richiede, che “mangia” una grande quantità di cibo.

quando si costruisce si porta l’energia elettrica, ci si allaccia all’acquedotto, alla fognatura, alle reti telefoniche e di qualunque altra natura, estendendole, “urbanizzando” nel vero senso della parola altro territorio.

per garantire i numerosi requisiti che un corpo edilizio deve soddisfare (cito a mero titolo di esempio e senza pretese di esaustività sicurezza, benessere, fruibilità, compatibilità ambientale, estetica – e si tratta solo di macro-categorie, ciascuna di queste racchiude discorsi molto ampi, articolati ed oggetto di legislazione) lo si deve pensare in modo il più possibile olistico, integrato.

ciò non vuol dire che l’architetto debba anche dimensionare i condotti di portata dell’impianto di condizionamento, ovvio, ma come può pensare un’architettura senza tenerne conto? come può un progettista concepire delle soluzioni realmente efficaci approcciando il tema con l’arroganza di porsi al centro, per primo, come se il resto delle problematiche venissero dopo il suo “colpo di genio” in cemento?

qualcuno potrebbe dire “stai parlando di edilizia”.

sono consapevole delle differenze tra “architettura” ed “edilizia”.

però la prima non dovrebbe forse soddisfare tutte le esigenze della seconda, e ancora di più?

se un opera non è in grado di essere funzionale, economica, compatibile a livello ambientale, allora la bellezza, le implicazioni sociali e politiche gli sono inutili (maslow vale anche per gli edifici: non puoi pensare di soddisfare un livello di esigenze se non hai soddisfatto i livelli inferiori). si tratta, dal mio punto di vista, di un progetto sbagliato.

tornando alla metafora del corpo umano sì, lo so, e trita e ritrita. già sentita mille volte per tantissimi altri discorsi (così al volo mi viene in mente il traffico nelle città).

possiamo sbadigliare e non pensarci.

però forse possiamo arrivare ad intuire che l’uomo è in grado di concepire limitatamente a ciò che egli stesso è.

potrebbero esserci altri modi di costruire, totalmente diversi, esagerando potremmo definirli “alieni”.se fossimo dei blob probabilmente vivremmo dentro ad un budino caldo.però non scopriremo mai queste alternative, perché la nostra “forma mentis” è sorella gemella dal nostro essere biologico. jung, tra l’altro, conferma.