Ripensare le guide turistiche

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La permanenza di un turista in un luogo può durare pochi giorni. Egli può tipicamente visitare le principali attrazioni turistiche, pernottare nei migliori hotel e provare alcuni piatti tradizionali nei ristoranti più blasonati. Molto spesso, al contrario, il turismo non è cosa di una toccata e fuga. La permanenza si può allungare nel caso di stage, Erasmus, master; comunque per motivi di lavoro o di studio.

Nei primi giorni si inizia col visitare le “cose tipiche”, successivamente, in base al grado di curiosità, tempo e voglia si desidera provare cose nuove. Tali inconsuete attrazioni sono difficilmente reperibili nelle guide turistiche. Le indicazioni di viaggio non sono più sufficienti.

Questo fenomeno accade nel caso in cui il turista ritorna nei luoghi già visitati: la prima volta si esauriscono i doverosi tour, le volte successive egli desidera provare qualcosa di più atipico e locale.

Le città sono un organo vivo e dinamico: mode, tendenze, locali cambiano giornalmente. Molti ristoranti aprono per una stagione, tante sono le serate itineranti, in crescita i temporary store e i flash mob. I residenti fagocitano inaugurazioni, feste esclusive, eventi culturali in luoghi che si possono conoscere solo se si è ben introdotti, iscritti alle giuste mailing list e abbastanza mondani. Il turista al contrario è solo, forse timido, non conosce le dinamiche locali e i luoghi maggiormente in voga.

Leggendo le guide turistiche della mia città a volte mi immagino tipiche situazioni di un turista che si reca in un ristorante, per poi mangiar male a causa di un cambio cuoco, oppure che si avventura in un locale per poi scoprirlo chiuso, vuoto, con un party privato.

Questi possono essere alcuni aspetti negativi, ma molte di più sono le cose belle che inevitabilmente sfuggono. Il turista non può conoscere l’evento, l’organizzatore, il cuoco, l’inaugurazione, la cosa giusta e unica da fare.

La città è vissuta con i passaparola e i consigli, tra le amicizie e i gruppi, veri o falsi che siano. Il turista è sprovveduto ma vuol vivere la città come tutti, come un indigeno e vuol provare cose uniche nel suo breve periodo di permanenza. Ne vuole approfittare.

Le guide turistiche non sono aggiornabili e se lo fanno on-line i giornalisti non possono sapere tutto. Per tale ragione intendo ripensare le guide turistiche composte non da punti fissi su una mappa, ma da persone, da stakeholders, da esperti e inguaribili presenzialismi. Una comunità di esperti utilizzatori della città. Il turista non consulta una mappa, ma contatta delle persone che sono in grado di informare, consigliare e indicare il luogo giusto nel momento più appropriato. La comunità è formata da individui che, come su Couchsurfing ti ospitano non nel proprio divano, ma nella propria dimensione urbana. Mediante forum, telefono, mail, “fax” (la tecnologia non manca, va solo pensata) il turista può domandare e ricevere i giusti consigli.

Le risposte sono ordinate geograficamente e temporalmente in base agli argomenti. Un archivio spazio-temporale che si forma mediante consulti semi privati e consigli mirati e personali, che condivisi sul web, formano una nuova e innovativa guida turistica.