Esplorazione e analisi virtuale del territorio

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Rabbrividiremo al pensiero di esplorare una porzione di territorio in modo virtuale. La parola “esplorazione” porta con sé sensazioni di pericolo, avventura e viaggio: emozioni che si possono incontrare solo nel mondo reale.
Quello virtuale è rassicurante. La visita digitale parte, si svolge e conclude comodamente dal divano di casa. Per tali ragioni, il titolo di questo articolo dovrebbe essere “visita virtuale al territorio”.
Bhè, sorvoliamo, anzi esploriamo.

La possibilità di collocare geograficamente un dato viene fornita di default dai dispositivi elettronici dotati di GPS. Tutti gli smartphone e molte fotocamere, abilitando il GPS, scrivono all’interno del file le coordinate geografiche del punto in cui si scatta una foto, o in generale, quando si produce un contenuto. “Uplodando” queste, su portali dedicati a raccogliere specifiche tipologie di dati (vedi in generale le foto con Flickr) o sui social network (vedi per tutti Facebook e Twitter), successivamente è possibile navigare tali contenuti su una mappa. Effettuando una ricerca e delimitando un’area geografica è possibile estrarre contenuti riferiti ad un ambito d’interesse [la parola “ambito” è da leggersi declinandola come “tipologia di dati” e come “territorialmente collocato”].
Le tecnologie informatiche e i nuovi media, nel loro impetuoso sviluppo, ci permettono, oramai pienamente, di leggere informazioni territoriali, in quanto, i contenuti prodotti da terzi o da utenti comuni sono georeferenziati. Dalle estrazioni è possibile generare fotografie dinamiche del territorio che, con le dovute precauzioni e senso critico, possono far emergere caratterizzazioni del territorio o puntuali informazioni generate dal basso.
Attualmente è oramai naturale esplorare virtualmente un terrritorio con Google Street Wiev, navigare foto georeferenziate con Google Maps foto, altrimenti con la navigazione geografica di Flickr. A questo si affiancano strumenti che collocano geograficamente informazioni testuali di carattere qualitativo; vedi: Facebook places, Gowalla, Foursquare e l’interessantissimo SCVNGR.
Gli esempi riportati, comprendono siti Internet che archiviano dati a livello globale, ma, in base agli ultimi trend, i servizi Web puntano ad entrare nella dimensione locale e nella sfera di comunità (per tale ambito territoriale si vedano le applicazioni “per il proprio quartiere”: BlockChalk e Antengo).
A fine 2010 solo il 4%  degli utenti online —quindi persone fisiche— utilizza “servizi in movimento”, per cui non si può certo pensare che tali dati possano formare un campione rappresentativo. Inoltre le informazioni che riguardano espressamente temi d’interesse locale e utili alla gestione del territorio (inquinamento, criminalità, viabilità, economia, servizi, etc. sotto forma di storie e desideri) sono ancora meno.
Tuttavia, su scala vasta, grazie alle APIs messe a disposizione dai programmatori dei siti è possibile, grazie a motori semantici e ai webgis, fornire interessanti visualizzazioni del territorio, utili, in qualche modo, a dare indicazioni in merito all’area geografica d’interesse.
Le previsioni per lo svilluppo del Web nel 2011 riportate da Mashable prevedono una crescita delle location-based information e dei servizi Web in grado di archiviare e gestire tali dati. La sfida interessante che si apre è sviluppare una piattaforma in grado di aggregare tutti i dati (prodotti da terzi e archiviati in siti che permettono di geolocare), interrogare e quindi generare informazioni utili alla gestione e alla pianificazione del territorio.
Anche questa volta Google vincerà?