Una nuova professione: il Mediatore

di Sabina Carucci

“Scoraggia la lite. Favorisci l’accordo ogni volta che puoi. Mostra come
l’apparente vincitore sia spesso un reale sconfitto”
Abramo Lincoln (1809 – 1865
)

mediazione

Il 20 Marzo 2011 entrerà in vigore il Decreto Legislativo 4 Marzo 2010 n. 28, il quale costituisce una vera rivoluzione nell’ambito civilistico italiano. Il testo, accompagnato dal regolamento attuativo istituito tramite Decreto Ministeriale 180, 2010, introduce la mediazione come forma di risoluzione delle controversie tra parti e ne stabilisce i limiti e le applicazioni.

Nonostante esistano già in Italia diverse forme di risoluzione dei conflitti alternative o complementari al processo ordinario, basti pensare ad arbitrati, conciliazioni ed in certo senso anche all’istituto del Giudice di Pace, per la prima volta una Legge ordinaria dello Stato impone come condizione di procedibilità per la stragrande maggioranza delle cause civili il tentativo di mediazione.

Titolare del procedimento di mediazione è il mediatore; possono svolgere il ruolo solo i professionisti iscritti ad un Albo, o i possessori di un titolo di studio universitario, i quali, dopo aver conseguito specifica abilitazione tramite corsi di formazione riconosciuti dal Ministero di Giustizia, si sono regolarmente iscritti ad un Organismo di Mediazione.

La mediazione, dalla definizione contenuta all’interno del Decreto, è: “l’attività,  comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa”.

I vantaggi della mediazione consistono nell’informalità, rapidità, segretezza ed economicità del procedimento, infatti: i tempi stabiliti dal Ministero per lo svolgimento della stessa sono di massimo quattro mesi, con particolari limitazioni alla diffusione dei dati sensibili emersi durante il procedimento e con costi limitati rispetto al processo ordinario, oltre ad una serie di agevolazioni fiscali specifiche. Inoltre, la mediazione spesso rappresenta uno strumento per evitare di compromettere irrimediabilmente i rapporti personali tra le parti.

L’esito della mediazione può essere positivo, nel caso in cui le parti giungano ad una conciliazione autonoma o su proposta formulata dal mediatore, o viceversa negativo. In ogni caso è facoltà del mediatore la formulazione di una proposta in qualsiasi fase della mediazione, mentre diviene un obbligo di fronte alla richiesta delle parti.

La proposta sottoscritta dalle parti, che non viola norme vigenti, costituisce titolo esecutivo e nel caso in cui trasferisca diritti reali deve essere autenticata da un pubblico ufficiale. Qualora invece non fosse accettata da una, o da entrambe le parti, essa può essere considerata ai fini processuali con particolari sanzioni nei confronti della parte che non vi abbia aderito. Le ADR (Alternative Dispute Resolution) sono uno strumento molto diffuso nei paesi anglosassoni in genere, dove hanno favorito lo sviluppo di una rapida e civile risoluzione dei conflitti; il legislatore italiano, introducendo l’obbligo della mediazione, ha dovuto valutare la mancanza di una adeguata mentalità ed educazione alla composizione delle controversie.

Probabilmente l’istituto della mediazione avrà a lungo termine favorevoli effetti sul sistema giudiziario italiano, e deve dunque essere salutato come un passo positivo verso la piena adesione ai principi dei Diritti dell’Uomo, soprattutto in termini di durata ragionevole dei processi. La mediazione costituisce in sintesi un positivo rimedio per il decongestionamento degli affollati tribunali italiani attraverso un procedimento rapido, riservato ed economico.

Per Approfondire:

http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_7_5_2.wp