Little Italy, Big Society

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Riprendendo una metafora originale di Galbraith, diversi economisti tra cui Beccattini e Galimberti, ci hanno raccontato che l’Italia – così come il calabrone – vola, anche se non si riesce a capirne il perché. Infatti, le leggi alla base della scienza economica e sociale nel primo caso, e quelle che governano la meccanica del volo nel caso del calabrone, sono avare di spiegazioni: il calabrone pesa troppo, ha le ali piccole e le sbatte con bassa frequenza; l’Italia ha una scarsissima dotazione di risorse naturali, poche infrastrutture rilevanti, ed un debito pubblico in continua crescita. Eppure, la performance economica e sociale di questi ultimi anni, nonostante un recentissimo peggioramento è migliore di quanto ci si aspetterebbe. Che in Italia si viva bene lo confermano i demografi: l’aspettativa di vita alla nascita italiana è tra le più alte al mondo.
Una delle ormai consolidate abitudini degli italiani è quella di idealizzare i paesi esteri, dove le forze che governano il volo e le prestazioni economiche sono chiare. Talmente chiare che la tentazione è quella di importarne le ricette.
Ecco perché, al suo arrivo in Italia, il giovane parlamentare inglese Nat Wei, responsabile del progetto di Big Society (uno dei cavalli di battaglia del presidente Cameron) è stato accolto come un profeta di un nuovo modello di welfare.
L’idea alla base della Big Society è quella di lavorare su di “una partnership che coinvolge il settore pubblico, il settore  privato e quello sociale centrata sui bisogni dei cittadini e delle comunità e non su quelli del governo”. Il punto è “costruire una società in cui sia assicurata una migliore qualità della vita, a partire dalla convinzione che spesso le persone sono capaci di risolvere i problemi che hanno a cuore, se gli si fornisce il giusto supporto” (vedi Big Society in costruzione. Da Londra a Roma, istruzioni per l’uso, di Chiara Buongiovanni).
Allargare dunque il peso che la società civile gioca nel fornire benessere ai cittadini, per rendere “più dolce” la ritirata del welfare statale,  dettata da obblighi ormai imprescindibili di bilancio e di finanza pubblica.
Nel progetto di Cameron e Wei, attraverso la creazione di una Big Society Bank (che utilizzerà 400 milioni di sterline provenienti da conti correnti dormienti) si finanzieranno i progetti di impresa sociale e civica, che sapranno coinvolgere i cittadini ed impegnarli nel miglioramento della qualità della vita delle comunità locali. Condizioni per il finanziamento saranno l’innovatività dei progetti, la loro capacità di coinvolgere la cittadinanza e di portare a misurabili risultati in termini di welfare e, sopratutto, l’efficienza e l’economicità in rapporto al finanziamento che lo Stato avrebbe dovuto stanziare per ottenere gli stessi risultati.
Fino ad ora, il volo italiano, lento e disordinato come quello dei calabroni, ha trovato qualche spiegazione nella struttura sociale italiana e nel sistema diffuso di welfare, anche attraverso il ruolo di istituzioni tradizionali come la famiglia o la Chiesa. L’Italia è inoltre uno dei paesi dove più si sono diffuse le imprese cooperative (sia “rosse” che “bianche”) ed il paese delle Fondazioni Bancarie, il cui status di ente a finalità non profit e legato al territorio è unico al mondo. Inoltre, è in Italia universalmente riconosciuto il ruolo decisivo del volontariato nella fornitura di servizi: si pensi a tutti i volontari della Croce Rossa, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e dell’assistenza agli anziani, solo per fare alcuni esempi. Ci sono poi il Servizio Civile Nazionale e l’articolo 72 della Finanziaria 2009, che prevedeva la possibilità di pensionamento anticipato dal pubblico impiego per coloro che intendono dedicarsi ad attività di volontariato.
C’è da chiedersi se la struttura che fino ad oggi ha tenuto in volo il nostro paese reggerà e se il calabrone Italia continuerà a volare ora che si trova di fronte alla riduzione dei fondi per il welfare statale.
Dall’altra parte, permangono dei dubbi sull’opportunità del progetto di Nat Wei e del suo premier Cameron di condurre il processo di allargamento della società attraverso una logica top-down. Dubbi che sono senz’altro calmierati dalla contagiosità dell’entusiasmo inglese per quanto riguarda l’innovazione e la civic entrepeneuership.
In attesa di governanti illuminati, occorre tenere a mente che molto può essere fatto già da ora a partire da ciascun cittadino. Ecco perché per cercare finanziamenti per un progetto di innovazione sociale e civica, in assenza di una Big Society Bank, si può pensare di affidarsi a modelli di finanziamento peer-to-peer come il prestito sociale (social lending) oppure a strumenti di crowdfunding quale è, ad esempio, Kickstarter.

altri link utili (in aggiornamento)
http://eu.techcrunch.com/2011/03/06/how-technology-is-crucial-to-the-creation-of-the-big-society/)
http://www.sussidiarieta.net/it/node/727
http://saperi.forumpa.it/story/51384/i-civic-entrepreneur-e-lopen-government-formato-local
http://www.ilfoglio.it/soloqui/7894