FixMyStreet e SeeClickFix in Italia?

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Durante il corso del mio dottorato, mi sono interessato agli strumenti Web-based ideati e sviluppati —un po’ per interesse economico e un po’ per questioni sociali ed etiche— per la gestione e il governo del territorio, soprattutto a scala locale. Con questo articolo pongo le basi per una riflessione in merito all’introduzione in Italia di servizi come Fix My Street e See Click Fix.
In breve, i suddetti siti sono due piattaforme crossmediali pensate per consentire ai cittadini di segnalare alle Amministrazioni Pubbliche Locali: pericoli causati dal naturale deterioramento del manto stradale e in generale di evidenti problemi negli spazi pubblici.
Il servizio è molto semplice in termini di regole ed effetti desiderati. I cittadini riscontrano un disagio (ad esempio una buca a terra), lo segnalano sulla piattaforma, l’amministrazione e/o l’ente gestore prende in carico il problema e segnala l’avvenuta soluzione. La semplicità è lampante, tanto da farci esclamare: «tanto ci voleva?!?».
In Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America, rispettivamente Fix My Street e See Click Fix, “funzionano”, ovvero sono utilizzati da molti cittadini-utenti e le Amministrazioni “hanno imparato” a leggere le segnalazioni e notificare la soluzione del problema. Entrambe, intrinsecamente con la dimensione Web, sono piattaforme globali: chiunque può segnalare problemi, ma il vero problema è l’attesa, e la speranza, che qualcuno si occupi della questione.
Dato per assodato il gap tra tecnologia e politica, gli amministratori italiani sono, chi più, chi meno disinteressati e impreparati a interagire digitalmente con i cittadini. In realtà, ad esempio, posta certificata e firma digitale sono state introdotte obbligatoriamente nella prassi amministrativa. Questi, insieme ad altri servizi di e-democracy rivolti ai cittadini e interni alle PA, facilitano e snelliscono la burocrazia e aumentano l’efficienza del governo. Pertanto, cosa stiamo aspettando a “forzare” l’utilizzo di piattaforme di segnalazione come Fix My Street o See Click Fix? La risposta più azzeccata è «ci vuole al tempo», mentre quella probabilmente più appropiata e interessante da analizzare è «comandano le lobby».
Il fenomeno lobbistico si verifica quando un gruppo o un singolo fa pressione perché le proprie idee e interessi vengano supportati o adottati dalle Istituzioni. In altre parole, non avremo servizi di questo tipo, fino quando le organizzazioni di FixMyStreet o SeeClickFix, non prenderanno contatti con l’amministrazione italiana (probabilmente con il Ministero dei Trasporti).
La seconda possibilità, per cui questo tipo di servizi possano essere introdotti in Italia, è data dallo sviluppo di piattaforme Web da parte di programmatori nostrani, chiamati da amministrazioni lungimiranti. Infatti alcuni Comuni stanno provando ad introdurre/offrire ai propri cittadini servizi di e-participation. Si segnalano in questo senso le esperienze di Milano con PartecipaMi e di Venezia con Iris Venezia 2.0. Analizzando quest’ultime piattaforme si evince il carattere locale in termini di numero di utenti, di efficacia ed efficenza. Per sostenere progetti di questo tipo ci vuole il supporto delle Istituzioni, il budget necessario e l’entusiasmo dei cittadini rimasti soddisfatti del servizio in quanto i feedback dell’Amministrazione informa puntualmente degli effetti degli interventi.
Inoltre, per progetti a scala nazionale – (trans) regionale – provinciale – comunale (da leggersi tutta la gerarchia territoriale) occorrerebbe interfacciarsi con un’Agenzia di servizi super partes che si ponga come intermermediario tra i cittadini e le Provincie (entità governativa più aproriata in quanto si occupano tra l’altro delle infrastrutture viarie).
Raggiunti questi requisiti imprescindibili è possibile rivolgere l’attenzione alla questione dimensionale, ponendosi il seguente dilemma: «servizi locali o servizi globali in spazi locali?». Rispettivamente da una parte avremo il sapore nostrano di un progetto, dall’altra avremo la certezza di un efficenza del servizio.
Se il servizio è locale anche l’ambiente Web dovrebbe seguire logiche locali (linguaggi, leggi, politiche, target). L’Internet generalista risulta vincente per servizi e dimensioni di tipo globale. A livello locale cosa succederà? Le esperienze di Foursquare, Gowalla e SCVNGR fanno riflettere. Da una parte si intravede la forza di penetrazione spaziale di tali servizi, dall’altra si riscontra che i temi e discussioni trattati risultano scollati dalla dimensione locale. Sui social network basati sulla posizione geografica di contenuti e utenti, fino ad ora, i cittadini si approcciano con dinamiche generaliste e globali. In altre parole, raramente discutono di problemi riconducibili alle questioni della gestione/manutenzione dello spazio pubblico.
Lentamente anche in Italia si supererà il digital divide e presto avremmo servizi di questo tipo promossi dall’alto, dal basso (social hackerism, vedi CriticalMap) o da società competenti (vedi Anas), ma ciò che rimane imprescindibile è il feedback e la sicurezza che la mia segnalazione venga presa in carico, che essa abbia un riscontro tangibile nel mondo reale e che il mio grido non echeggi nell’infinito mondo digitale.