Design autoprodotto – necessità o virtù

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“Childhood Memories I” by Nicolas Cheng – vincitore dell’OpenDesignItalia 2010

Da alcuni anni aumentano sempre più gli eventi e le manifestazioni, come la Operae Design Shop&Show, la Tent London e i vari MART di Designboom, che vedono protagonisti designer che praticano l’autoproduzione dei propri progetti.

In un mercato ormai saturo di prodotti industriali, il design autoprodotto sta prendendo sempre più piede. Le categorie merceologiche sono le più varie e spaziano dagli oggetti per l’arredamento a quelli per la persona, frutto della creatività e del lavoro di designer che gestiscono direttamente l’intero processo progettuale, dalla definizione dell’idea fino alla sua produzione e distribuzione.

Un nuovo fenomeno oggi  al centro dei dibatti delle design week internazionali, una nicchia meno conosciuta e meno recensita ma decisamente molto produttiva.

L’autoproduzione, se sul piano teorico costituisce una sorta di affermazione di autonomia, in pratica si traduce spesso in una vera e propria strategia autopromozionale, con la quale i giovani designer cercano di entrare in contatto con il mondo dell’industria, con la speranza di stabilire un rapporto di collaborazione. Altre volte costituisce invece un passo verso forme di produzione gestite in proprio, tra l’artigianato e la piccola serie, si delinea così una figura di designerartigiano o di designer-piccolo imprenditore. Muovendo sempre da un rinnovato interesse per la manualità e la sperimentazione diretta sulla materia, l’autoproduzione può diventare dunque la via maestra per coinciliare il bisogno di creatività di giovani designer.

“Noi facciamo, noi produciamo” sembra essere questo il motto degli studenti della facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano che sono sbarcarti al FuoriSalone di Milano con FUCINA, una collezione di oggetti autoprodotti. Un’idea coraggiosa se si pensa a un sistema in cui università e mondo del lavoro si parlano poco e l’imprenditorialità giovanile è un fenomeno ormai  raro che si perde nelle tortusità della burocrazia. Proprio per questo il nome FUCINA, un luogo dove idee appena nate e ancora “incandescenti” possono essere affinate e forgiate fino a realizzare un prodotto maturo per il mercato.

A dare il via a questo progetto under 30, l’ impulso del preside Kuno Prey con la collaborazione di uno studente di design Nicola Gatti e un neolaureato in economia Arnbjorn Eggerz, che insieme hanno studiato la piattaforma per la gestione e la distribuzione dei progetti realizzati dagli studenti negli ultimi anni.

È interessante notare come i nuovi designer che non abbiano accesso diretto al processo industriale, ma un forte bisogno di produrre i proprio oggetti, con la pratica dell’autoproduzione e con risorse limitate, stiano trasformando il volto del nuovo design contemporaneo.