Il futuro è libero. Software open source nella PA

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“Il tempo costituisce un bene della vita e, pertanto,
il ritardo nella conclusione di un procedimento
comporta un costo e causa un danno che,
se accertato e adeguatamente provato, va comunque risarcito”
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto il legittimo risarcimento del danno biologico per i ritardi dovuti all’inefficienza della Pubblica Amministrazione. Questo episodio è sintomatico della necessità di una riorganizzazione procedurale delle attività svolte in ambito pubblico.
Nel corso degli ultimi dieci anni, tuttavia, il modo di operare delle organizzazioni locali, regionali e statali ha già cominciato un processo di cambiamento radicale, non solo per quanto riguarda l’accessibilità delle informazioni attraverso applicazioni web ma anche per quanto concerne l’interoperabilità che coinvolgono più dipartimenti e settori della pubblica amministrazione.
Uno strumento utile a tal fine e che sta attraversando un periodo di crescente attenzione, da parte degli utenti così come degli studiosi e delle istituzioni, è l’Open Source Software (OSS). Con tale espressione si fa riferimento a “software” in cui l’autore ha stabilito di concedere una serie di fondamentali libertà all’utilizzatore attraverso un “license agreement”: tra queste libertà figurano la possibilità di studiare il funzionamento del programma, di adattare il codice sorgente alle proprie esigenze, di aggiornare il programma, di utilizzarlo per ogni scopo e su qualsiasi numero di macchine e di ridistribuire copie del programma ad altri utilizzatori.
Sebbene la tecnologia open source non rappresenti una novità per la pubblica amministrazione, sta rivestendo un ruolo sempre più importante nello sviluppo della prossima generazione di applicazioni informative altamente scalabili. Molte di queste applicazioni sono basate sullo stack software open source LAMP (Linux, Apache, MySQL, PHP / Python / Perl), che costituisce la principale infrastruttura per lo sviluppo e utilizzo di applicazioni economicamente vantaggiose.
Nell’ambito dell’Unione Europea sono state varate iniziative specifiche per la promozione e diffusione delle risorse informatiche a codice aperto sia nel settore pubblico sia nel mondo imprenditoriale privato. La Commissione Europea ha predisposto un programma denominato IDABC ovvero “Interoperable Delivery of European eGovernment Services to public Administrations, Business and Citizens”, finalizzato all’utilizzo delle opportunità offerte dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, a fornire consulenza e sostegno per i servizi del settore pubblico nei confronti dei cittadini e delle imprese in Europa, nonché a migliorare l’efficienza e la collaborazione fra le pubbliche amministrazioni europee.
La Commissione Europea ha, quindi, assunto una linea propositiva nei confronti degli Stati Membri nella direzione dell’open source nell’ambito del proprio programma generale di armonizzazione delle procedure gestionali nel settore pubblico.
In Italia la possibilità di acquisizione ed utilizzo di programmi informatici “open source” viene sancita con la pubblicazione della Direttiva del 19 dicembre 2003 “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle PA” (G.U. 7 febbraio 2004, n. 31).
L’emanazione di tale Direttiva è sintomatica di come anche le istituzioni italiane abbiano preso consapevolezza della rilevanza e delle potenzialità dell’OSS, anche se accompagnata da un atteggiamento di prudenza, in relazione alle possibili criticità.
Di ciò si ha chiara evidenza nelle scelte operate dalle istituzioni, che stanno investendo molto per arrivare ad un’analisi e ad un monitoraggio costante del fenomeno relativo all’utilizzo di OSS da parte della P.A.
Gli elementi che rendono l’OSS così interessante per la P.A. possono essere sintetizzati come segue:
• maggiore interoperabilità: il software open source si basa tipicamente su standard aperti, il che facilita la condivisione di informazioni rispetto ai sistemi di tipo proprietario.;
• eliminazione del lock-in: l’open source è flessibile ed elimina la dipendenza da una particolare piattaforma o un particolare fornitore;
• maggiore sicurezza: gli studi hanno dimostrato che il software open source è più affidabile e più sicuro rispetto al software di tipo proprietario. Quando sono necessarie delle patch, queste sono tipicamente disponibili in poche ore, anziché in giorni o mesi,
• minore costo totale di gestione: gli studi hanno dimostrato che la migliore affidabilità e produttività del software open source, unite ai minori costi per hardware e software, possono generare un costo totale di gestione inferiore del 90% rispetto al tradizionale software di tipo proprietario.
Le difficoltà principali, invece, sono dovute alla “non conoscenza” dei prodotti OS da parte del personale informatico e dalla presenza di diversi applicativi, magari anche datati, di cui le software house produttrici non hanno il know-how necessario per un porting su sistemi operativi OS.
Il lavoro più impegnativo risulta quindi essere quello di formare nel minor tempo possibile, con delle skill abbastanza elevate, il personale delle PA aggravando in questo modo le spese delle amministrazioni.
In sintesi, è semplicistico pensare che nella PA sia possibile, senza sforzo iniziale e competenze interne, beneficiare di aggiornamenti e potenziamenti gratuiti, nel quadro di un sistema a codice sorgente aperto. D’altronde molte di queste considerazioni valgono anche per gli sviluppi proprietari.
Forse il paradigma OSS può contribuire ad applicare buone regole troppo spesso solo enunciate e ad attivare un ciclo virtuoso di sviluppo del software, in un modello di business originale e promettente.
La partita è aperta e, specialmente nella Pubblica Amministrazione, avvincente.
Per Approfondimenti:
– Open Source Observatory and Repository http://www.osor.eu/
– Petizione Bundestux (Germania) http://www2.bundestux.de/bundestux_alt/english.html
– DigitPA – Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione http://www.digitpa.gov.it/