We Gloo: costruire un igloo a Torino

Stitched Panorama

Foto di Giovanni Quattrocolo

Tempo di gelo, voglia di stare al caldo. A chi verrebbe in mente di scaldarsi affondando i guanti nella neve affianco ad un bambino e ad un passante curioso? Forse a qualche strampalato studente alle prese con un igloo.

Esperienza non ne abbiamo: studiamo architettura, sì, ma durante questi cinque anni nessuno ci ha mai insegnato a costruire con le nostre mani collaborando con i nostri compagni. Per questo motivo scegliamo di costruire l’igloo davanti alla sede della nostra facoltà, il Castello del Valentino, sperando di risvegliare i nostri compagni dal torpore della teoria con un po’ di sana pratica. L’obiettivo del progetto è stimolare la creatività e la collaborazione tra le persone attraverso la realizzazione di un insolito oggetto urbano.

La notte passata ad acquisire conoscenze e teorie costruttive si rivela fondamentale. L’igloo è l’ingegnosa soluzione di un popolo che vive in condizioni estreme, perfetta espressione del rapporto forma-funzione e di cultura costruttiva. Costituito unicamente da acqua ghiacciata e con l’unico impiego di energia umana, è tra i migliori esempi di architettura sostenibile.

Gli Inuit dell’Artico hanno sviluppato raffinate tecniche che non si fermano solamente alla struttura o alla forma in se, ma forniscono soluzioni ai problemi derivanti dal vivere in luoghi dove le temperature raggiungono i -40°.

Generalmente l’igloo è costruito con blocchi di neve ghiacciata estratta dal suolo con grossi coltelli. Questi blocchi, di lato 50 cm e spessore 30, non hanno bisogno di sostegni durante la costruzione: appoggiati l’un l’altro si saldano perfettamente a formare una cupola semisferica. Una volta completata la struttura l’igloo diventa così resistente da supportare addirittura il peso di un uomo.

La capacità isolante del ghiaccio è sorprendente: bastano il calore umano e un piccolo fuoco per ottenere una temperatura interna di 15°. Il tradizionale tunnel d’entrata permette inoltre il ricambio dell’aria interna limitando al minimo le dispersioni di calore. Nonostante la differenza di temperatura tra interno ed esterno non viene compromessa la stabilità della cupola.

Il contesto del Valentino sicuramente è diverso e fortunatamente le temperature non sono così rigide. Abbiamo a disposizione seghe e pale, ma necessitiamo di molta forza lavoro per tagliare e spostare i blocchi di neve accumulata ai bordi delle strade. Cassette del mercato, innaffiatoi, bottiglie d’acqua e cazzuole servono invece per la posa in opera. La costruzione si rivela impegnativa: i blocchi, spessi tra 20 e 40 cm, sono pesanti e difficili da posizionare. Inoltre, per farli aderire perfettamente, dobbiamo modellarli con cura e compattarli con neve bagnata.
Dopo tre giorni di lavoro e collaborazione il risultato è sorprendente: l’igloo ha un diametro di circa 3 metri ed un’altezza di 2, all’interno possono stare comodamente sedute una decina di persone.

Siamo soddisfatti; non soltanto per aver realizzato qualcosa di bello che suscita la curiosità dei passanti e l’approvazione dei professori, ma soprattutto per la quantità di persone coinvolte! Il nome “We Gloo” indica proprio la dimensione collettiva di quest’esperienza.

Il passaparola su internet è riuscito a coinvolgere qualcuno, ma la maggior parte dei partecipanti ci scopre per caso, come Lucia, che avendo letto l’avviso della costruzione di un igloo, convince il nonno a riportarla “al cantiere” la mattina dopo. Passanti, famiglie, sciatori (!?!) si trasformano in architetti ed aspiranti eschimesi. Il bello della partecipazione è che ognuno sa fare, o disfare, qualcosa.

Così il progetto iniziale si trasforma e si adatta progressivamente ai gusti di chi si unisce. La realizzazione di un progetto urbano di questo tipo è un ottima occasione per avvicinare i cittadini e creare tra loro legami forti, nonché renderli coscienti che anche’essi possono essere protagonisti di un cambiamento. Tra pochi giorni l’igloo si scioglierà, ma rimarrà invece la consapevolezza, ottenuta dal lavoro fianco a fianco, di avere la possibilità di creare qualcosa di bello all’interno della città.

Photo album su Flickr

Fan page su Facebook

Giorgio Ceste, Giulio Ceste, Alessandra Dalle Nogare