Keywords and references

Keywords and references (Alessandro Grella)

 

Definizioni da wikipedia

 

Da definire

  • Affordance
  • Conversation Map
  • Ranking cities
  • Surveys of location factor
  • Social cost
  • Spatial dimension network
  • Gestalt
  • assunto, teorema, ipotesi, assioma, definizione, tesi
  • Visualizzazione di scenari
  • Pianificazione partecipata
  • Indicatori urbani

 

Neologismi

  • empatia di processo
  • agenti riflessivi

 

Analisi configurazionale
L’analisi configurazionale è un complesso di tecniche di analisi dello spazio urbano sviluppato a partire dalla metà degli anni ottanta da Bill Hiller e da un gruppo di ricercatori da lui guidati, all’interno dello Space Syntax Laboratory nella Barlett School of Architacture -U.C.L.-.
Principio genetico della teoria configurazionale è l’assunzione della griglia urbana come matrice primaria della generazione del movimento e della localizzazione delle attività. Questa assunzione è fondata sull’ipotesi dell’esistenza del cosiddetto movimento naturale. Analizzare la configurazione di una griglia urbana significa individuare le caratteristiche di ogni sua parte in ragione del rapporto che intercorre fra essa e tutte le altre parti della griglia. Due aspetti devono essere chiariti: cosa intendiamo con l’espressione griglia urbana e come intendiamo ridurre la griglia urbana a sistema.

 

Analytic Hierarchy Process – AHP
Siti

http://en.wikipedia.org/wiki/Analytic_Hierarchy_Process
http://www.tipus.uniroma3.it/Master/lezioni/giangrande/dispense/AHP.htm
Bibliografia

Roscelli R., (a cura di), (2005), Misurare nell’incertezza, valutazioni e trasformazioni territoriali, Celid, Torino

Brevi e veloci dissertazioni e critiche personali

  • non è una metodologia che tiene conto dei feedback e interrelazioni
  • ottimo metodo decisionale ma per gruppi e decisioni ristrette con poche connessioni esterne
  • il software è un ottimo strumento ma rimane uno strumento. ottimo per visualizzare la struttura e i risulati che variano anche in modo parametrico
  • nel caso di una discussione tra più persone, ha più valore un docente universitario o un imprenditore? i giudizi dovrebbero anche tenere conto dei pesi dei decisori
  • ottimo per visualizzare, tenere sotto controllo e discutere in modo organizzato di “contesti decisionali”
  • è comunque sempre importante una scomposizione del problema… ma non in modo gerarchico
  • l’analisi della sensibilità è un ottimo metodo per derminare la bontà del modello o delle subscelte prese

 

 

Bias cognitivo

http://it.wikipedia.org/wiki/Bias_%28distorsione%29

 

 

Carte / Maps

http://www.worldmapper.org

 

 

Centralità urbana

Il luogo, l’area in cui le attività aspirano a localizzarsi. Non una spazialità centrale ma una funzionalità centrale. Non è centrale nello spazio ma nella funzione. Un centro abitato è centrale solo se i suoi abitanti svolgono una professione centrale.

 

 

E-participation

Alla luce delle sfide imposte dalla globalizzazione e dei progressivi cambiamenti sociali, demografici, culturali che caratterizzano il nostro secolo, è necessario fare un’attenta riflessione sulle modalità attraverso cui i cittadini interagiscono e partecipano alla vita pubblica e politica.

Negli ultimi anni infatti il problema della partecipazione dei cittadini è divenuto sempre più una costante nell’agenda politica di paesi ed istituzioni internazionali in termini di legittimità, consenso ed adeguatezza delle politiche.

Una riflessione su tale tema è stata fatta in occasione della Conferenza Talep 2006 – “Tecnologie per l’e-participation: freno o opportunità democratica?”, svoltasi a Pisa tra il 27 ed il 28 novembre, in cui il sottosegretario all’Innovazione, Beatrice Magnolfi, ha manifestato la necessità di individuare nuove modalità di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica al fine di porre un freno alla crisi che sta investendo la politica e le forme di rappresentanza tradizionali. Internet, con il suo potenziale democratico espresso dal basso, appare il migliore strumento per innescare processi di cittadinanza digitale dando vita a nuove forme di relazione tra i cittadini ed i loro rappresentanti.

La rete deve essere quindi vista sia come occasione di un ammodernamento delle istituzioni democratiche sia come uno strumento di inclusione sociale, producendo da un lato un maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali e dall’altro un dialogo costante tra pubblica amministrazione e cittadini.

L’e-participation, cioè quel processo attraverso il quale i cittadini interagiscono in modo diretto e continuo nella formazione delle decisioni e nelle scelte politiche attraverso l’utilizzo delle ICT, in quanto dimensione necessaria della nuova cittadinanza digitale deve dunque essere sviluppata e sostenuta dalle amministrazioni pubbliche, le quali devono supportare l’accesso alla conoscenza ed alle informazioni, combattere il digital divide ed instaurare una sorta di federalismo digitale che elimini il campanilismo delle best practice.

Politica, cittadini e tecnologie sono i soggetti chiamati in causa per dare vita ad una reale e diffusa e-participation sfruttando appieno le opportunità digitali.

Per realizzare un vero cambiamento, i processi di innovazione devono inoltre far parte di una strategia di “governance cooperativa” tra istituzioni di vario livello, capace di coniugare innovazione tecnologica, cambiamento organizzativo e valorizzazione del capitale umano.

Nella figura sottostante vengono schematizzate le componenti e le relative correlazioni che caratterizzano l’e-participation.
Fonte: Prima bozza delle raccomandazioni per l’e-participation del 2010 scaturite dalla Conferenza Talep 2006.

VINCOLI E CRITICITA’

La dimensione democratica e partecipativa della rete è ostacolata da diversi tipi di divario: infrastrutturale (meno di 8 milioni di persone hanno accesso alla banda larga), sociale e generazionale (che vede escluse le fasce a basso reddito e scolarizzazione), ma anche dalla scarsa usabilità dei servizi offerti in rete dalle amministrazioni. A proposito di quest’ultimo punto, è di fondamentale importanza che le PA imparino a “pensare con Internet”, utilizzando una sintassi digitale, immettendo servizi di migliore qualità, più facili da usare e che abbiano come criterio guida la centralità dell’utente.

Spesso però gli attori politici, non solo sono poco inclini all’utilizzo delle nuove tecnologie per dialogare con i cittadini, ma tendono anche a sottovalutare i vantaggi del coinvolgimento di questi ultimi (mutual learning), in quanto esso viene percepito in contrasto con il funzionamento della democrazia rappresentativa. Oltre ai vincoli di natura governativa, il manuale “Linee guida per la promozione della cittadinanza digitale: e-democracy” ne elenca molti altri, quali ad esempio: le funzioni di informazione e comunicazione con i cittadini sono spesso concentrate in uno specifico settore dell’amministrazione o affidate a soggetti esterni con evidenti difficoltà di coordinamento fra l’area comunicazione/ICT e gli altri settori dell’ente; è poco diffusa la cultura dell’ascolto nelle relazioni con i cittadini; il personale politico manca spesso di una conoscenza diretta su come utilizzare i mezzi tecnici e deve affidarsi a terzi; nelle esperienze di dialogoonline gli attori pubblici sono assenti, o la loro presenza tende ad essere sporadica; le opzioni dei cittadini spesso non sono prese in considerazione; non viene svolta una ricognizione degli interlocutori interessati agli effetti di una determinata politica, né sono fatti sforzi specifici per intercettarli; le iniziative on line non sono adeguatamente promosse attraverso i canali tradizionali, per cui non riescono ad raggiungere i cittadini che non utilizzano i servizi istituzionali on line; debole ricerca del coinvolgimento dei soggetti attivi sulla tematica in questione; debole intervento nell’ambito delle politiche per l’accesso (postazioni pubbliche,skillsdigitali, ecc); mancata attivazione di canali paralleli per la partecipazione che permettano di allargare la platea dei partecipanti e di integrare la dimensione on line con quella face to face delle relazioni fra cittadini e fra questi e le istituzioni; finalizzazione incerta o vaga della partecipazione; non sono chiaramente definite le regole della partecipazione, le modalità, l’agenda, i tempi; apertura alla consultazione in una fase troppo avanzata del processo decisionale in cui gli spazi di discussione risultano fortemente ridotti; non tempestività dell’informazione che causa disparità e ritardi nell’accesso all’informazione, rendendo più difficile la discussione fra gli attori e riducendo la trasparenza della comunicazione.
GLI STRUMENTI

Ma quali strumenti elettronici vengono comunemente utilizzati nei processi di e-participation? La Guida Ancitel “Metodi elettronici per il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini” ne elenca alcuni tra i più usati: i webcast (presentazioni tenute in diretta via Internet), le faq (serie di domande e risposte che possono essere ricercate con l’aiuto di parole chiave), i blog (pagine web frequentemente modificate simili ad un diario), i sondaggi rapidi (indagini istantanee via web), leindagini (questionari sul web autogestiti), le chat room (spazio virtuale in cui è possibile conversare in tempo reale), la simulazione interattiva sottoforma di gioco dei processi decisionali, il forum di discussione (sito web per la discussione di un gruppo on line dove gli utenti, accomunati di solito da un medesimo interesse, si scambiano messaggi), gli e-panels (campione strutturato di partecipanti che hanno acconsentito, per un periodo di tempo, di fornire opinioni su molteplici argomenti utilizzando l’ICT in tempi regolari e specifici), la petizione elettronica (sistema web che presenta richieste on line e permette al pubblico di iscriversi registrandosi attraverso nome ed indirizzo), l’indagine elettronica deliberativa (struttura le indagini deliberative on line in piccoli gruppi di discussione rappresentati da campioni casuali, in modo da facilitare il coinvolgimento del pubblico su specifiche problematiche), le comunità virtuali (spazio on line in cui gli utilizzatori, accomunati da uno specifico interesse, possono sia comunicare che instaurare relazioni), i servizi di avviso (una comunicazione personale di avviso per informare il pubblico riguardo a nuove tematiche o eventi attraverso e-mail di avviso o RSS feed).

Nella tabella sottostante della Guida Ancitel sull’e-participation(tratta dal paperEngaging Citizens Online for Better Policy-making” dell’OCSE) è possibile individuare l’utilizzo dei vari strumenti elettronici ripartititi per i livelli di coinvolgimento dei cittadini (informazione, consultazione e partecipazione attiva).


I CANALI

Per quanto concerne i canali abitualmente utilizzati per i processi di e-participation, alcuni sono di uso “quasi” comune come il pc, la tv digitale, i cellulari mentre restano ancora molte ricerche da fare sull’impiego delle tecnologie del linguaggio naturale o le ontologie ed i semantic web service come strumenti per supportare processi di e-participation.

Le nuove tecnologie offrono dunque un’enorme possibilità di cambiare il modo in cui le amministrazioni lavorano e coinvolgono i propri cittadini poiché possono aprire un canale bidirezionale, un dialogo e non più un monologo, con l’obiettivo di produrre un reale rinnovamento dal basso. Esse possono migliorare la trasparenza, l’accessibilità, l’accesso ai contenuti, la condivisione della conoscenza, l’inclusione sociale, e l’iniziativa diretta da parte dei cittadini.

Si potrebbe inoltre pensare di sfruttare dei modelli aperti di diffusione della conoscenza, di partecipazione e cooperazione (come ad esempio Wikipedia, o la comunità del software libero…..) ampliandoli con le tecnologie più innovative in modo da costituire un volano per l’innovazione, l’alfabetizzazione telematica e per nuove forme di economia, di lavoro e di coesione sociale.

INIZIATIVE EUROPEE

La partecipazione è inoltre uno dei pilastri del modello di governance europea, enunciato nell’omonimo Libro bianco. In tale documento si auspica una maggiore partecipazione ed apertura nei confronti dei cittadini europei al fine di accrescere il loro grado di fiducia nelle istituzioni e nelle politiche europee. Numerosi sono coloro che, di fronte ad un sistema complesso di cui non comprendono bene il funzionamento, possano nutrire dei dubbi sulla realizzazione delle politiche da loro desiderate.

Per questa ragione l’Unione Europea si propone di semplificare e rendere più comprensibili le procedure per la formazione delle politiche. La Commissione intende infatti fornire delle informazioni on line, regolarmente aggiornate, sull’elaborazione delle politiche, in tutte le fasi del processo decisionale, interagendo maggiormente con le autorità regionali, locali e con la società civile.

Cinque sono i principi alla base della buona governance e dei cambiamenti proposti nel Libro Bianco:

  • apertura , ovvero capacità di ascolto, comunicazione, spiegazione;
  • partecipazione , principio secondo cui devono partecipare (oltre alle istituzioni e organi comunitari) anche tutte le parti ed i cittadini interessati in ciascuna fase delle politiche, dalla prima elaborazione all’esecuzione, senza dimenticare la valutazione e le proposte di riforma;
  • responsabilità , ovvero chiarezza su chi fa cosa, chi è responsabile;
  • efficacia , ovvero fare quel che si deve e farlo bene, dal punto di vista delle risorse e della rispondenza ai bisogni, misurando l’impatto e realizzando quel che va realizzato in tempi utili;
  • coerenza , ovveromaggiore coordinamento tra le istituzioni.

Ciascuno di essi rappresenta il fondamento per instaurare una governance più democratica e costituisce la base per l’attuazione della democrazia e della legalità.

Si elencano qui di seguito alcune delle iniziative di carattere europeo che sono state intraprese in tale direzione:

1) forme di consultazione dei cittadini sempre più estese quali ad esempio CONNECS, Futurum, Your Voice, Interactive Policy Making (IPM), Debate Europe;

2) un’iniziativa specifica sull’e-participation volta a sfruttare i vantaggi offerti dall’uso delle ICT per migliorare il processo legislativo ed assicurare una più ampia partecipazione pubblica a tali processi;

3) la rete di e-participation DEMO-net.

CONCLUSIONI

In ultima analisi, per realizzare appieno forme di e-participation sempre più strutturate e radicate è necessario fare degli interventi: a livello di infrastrutture (banda larga) in modo da garantire uguali opportunità di accesso alla rete; a livello culturale del mondo politico affinché utilizzi sempre più spesso canali innovativi di comunicazione e di consultazione e sfrutti maggiormente il mutual learning derivante dall’interazione con i cittadini; a livello di alfabetizzazione degli utenti nei confronti degli strumenti telematici; a livello di erogazione delle informazioni e di coinvolgimento in tutte le fasi del processo decisionale i potenziali utenti attivi; a livello di relazioni tra organi istituzionali creando un sistema e dando vita ad una governance cooperativa.

Concludiamo ricordando una frase di A. de Tocqueville, che in questa sede vuole essere anche un auspicio: “Si può immaginare un punto estremo in cui la libertà e l’eguaglianza si toccano e si confondono. Suppongo che tutti i cittadini concorrano al governo e che ciascuno abbia un egual diritto di concorrervi… È verso quest’ideale che tendono i popoli democratici”.

Siti Internet di riferimento:

 

 

Esternalità

Interessante e importante nel processo della pianificazione il concetto di esternalità.
Su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Esternalit%C3%A0 c’è già scritto qualcosa altrimenti ho letto questo pdf:

esternalita_capn32.pdf

 

 

Fonti di dati statistici

 

 

 

Grafica vettoriale

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Griglia urbana

Si intende per griglia urbana l’insieme di percorsi che costituiscono lo spazio pubblico di un insediamento, fruibile senza limitazioni dalla popolazione insediata.

 

 

Interazione spaziale

Per definizione (principio di interazione spaziale) tutte le attività insediate attraggono o respingono. L’intensità delle interazioni sono in funzione dell’entità delle attvità o/e impedenza spaziale. Le interazioni si concretizzano in fenomeni fisici o immateriali: spostamenti, contatti telefonici, fruizione di servizi, acquisti/vendite.
Esistono i modelli di interazione spaziale (Hansen, Lowry, Garin,..) che assumono le seguenti variabili di ingresso e di uscita: l’entità e la posizione delle attività insediate (input), la distribuzione dei flussi e l’entità delle interazioni (output); la griglia delle strade è assunta come condizione del sistema.

 

 

La Società dell’Informazione in Europa

La gestione della transizione alla Società dell’Informazione è una delle sfide economiche e sociali più importanti che l’Europa si trova ad affrontare. Di seguito una sintesi dei principali concetti e strumenti proposti dall’Unione Europea per coglierne le opportunità di sviluppo.

 

I concetti: da Delors a Bangemann ai libri Verdi
Il termine “Società dell’Informazione” venne usato per la prima volta nel 1993 proprio all’interno di un documento dell’Unione Europea, il Libro bianco su crescita, competitività e occupazione, il cosiddetto “rapporto Delors”. In esso si suggeriva di sostituire il concetto di “autostrade dell’informazione”, in uso negli Stati Uniti, con quello di “Società dell’Informazione”, più orientato sia a rispecchiare le trasformazioni sociali, oltre che economiche, in corso a livello mondiale determinate dalla diffusione delle ICT, sia a nascondere un certo “determinismo tecnologico” insito nel concetto nord-americano. Naque così il paradigma della distribuzione universale dei servizi di comunicazione: al centro di questo nuovo sistema di pensiero, vi è dunque l’attività di raccolta, elaborazione e trasferimento delle informazioni.

Sulla base di una proposta contenuta all’interno del Libro Bianco, il Consiglio Europeo del dicembre 1993 convocò un gruppo di esperti di alto livello affinché redigesse un rapporto sulla Società dell’Informazione, suggerendo misure concrete per la sua implementazione: il cosiddetto “Rapporto Bangemann”. Alcune delle dieci proposte d’azione contenute in questo rapporto sono tutt’ora al centro del dibattito, come la diffusione del telelavoro, lo sviluppo dell’e-learning, la creazione di una rete transeuropea delle Pubbliche Amministrazioni e per l’assistenza sanitaria, la gestione informatizzata del traffico stradale e aereo.

In seguito al Rapporto Bangemann, la Commissione Europea nel 1994 lanciò l’Iniziativa Interregionale per la Società dell’Informazione (IRISI, Inter-Regional Information Society Initiative). L’obiettivo dell’iniziativa IRISI, alla quale ha partecipato sin dall’inizio il Piemonte, era di analizzare la realtà regionale e le opportunità di sviluppo e riunire poi attori regionali (sindacati, organizzazioni imprenditoriali, le università, i centri di ricerca e le autorità del governo territoriali ecc.) per avviare politiche a sostegno dell’innovazione. IRISI ha rappresentato la prima manifestazione concreta di un interesse e di una fiducia crescenti, da parte delle autorità europee, da una parte nelle potenzialità dell’azione socio-politica delle Regioni europee, dall’altra, nello sviluppo legato alla Società dell’informazione.

Nel 1994 venne steso il primo Piano di Azione “A Europe’s way to the Information Society” e creato un “Ufficio Europeo per la Società dell’Informazione”. Si attivò anche il primo “Forum Europeo per la Società dell’Informazione” (1995), che dette vita ad un dibattito a livello comunitario e internazionale inerente l’impatto della Società dell’Informazione nei suoi aspetti tecnici, economici, sociali e legislativi. Tale prima analisi del concetto si ritrova soprattutto nel Libro Verde sull’Innovazione”, e nel Libro Verde Vivere e lavorare nella Società dell’Informazione”, nei quali la Commissione Europea indicava le azioni da mettere in atto a livello comunitario per aumentare la capacità innovativa europea e realizzare una Società dell’Informazione socialmente inclusiva e sostenibile.

Verso le politiche per l’Information Society del 2000
Ai sopracitati Libri Verdi fece seguito l’aggiornamento del Piano d’azione “A Europe’s way to the Information Society”, la pubblicazione nel 1997 del Libro Verde sulla Convergenza delle Telecomunicazioni, dei Media e della Tecnologia dell’Informazione” e del Libro Verde sull’Informazione nel Settore Pubblico” nel 1999, la diffusione del Rapporto 1999 del Forum Europeo per la Società dell’Informazione, costituito quattro anni prima. Sempre nel 1999 vengono istituite le Direzioni Generali Impresa e Società dell’Informazione, guidate dal finlandese Erkki Liikanen. Dal 2002 tale istituzione ha assunto compiti più specifici e cambiato il nome in “Direzioni Generali per la Società dell’Informazione e i Media”. Il direttore per il periodo 2002-2006 è Fabio Colasanti.

I piani d’Azione e-Europe
A partire dal celebre Consiglio di Lisbona del marzo 2000, all’interno del quale è stato formulato l’obiettivo di “rendere l’economia europea la più competitiva al mondo entro il 2010″, le politiche comunitarie per la Società dell’Informazione hanno preso la forma di Piani d’Azione organici ed articolati.

Il percorso per la stesura di tali linee d’azione è iniziato in occasione del vertice europeo di Helsinki del dicembre 1999, dove l’allora Presidente della Commissione Romano Prodi ha presentato una comunicazione relativa alla stesura di un primo Piano d’Azione “e-Europe: una Società dell’Informazione per tutti”. La finalità era di sviluppare una politica organica di lungo periodo: il Consiglio e la Commissione, recependo tale necessità, hanno dunque successivamente elaborato il “Piano d’Azione globale e-Europe 2002“, adottato nel giugno 2000.

Sono tre gli obiettivi principali evidenziati da eEurope 2002, ciascuno articolato in precise linee d’azione che rappresentano altrettante finalità da raggiungere con la collaborazione della Commissione, degli Stati Membri, dell’industria e dei cittadini europei:

  • Accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
  • Investire nelle risorse umane e nella formazione;
  • Promozione dell’utilizzo di Internet.

Questo primo Piano d’Azione è stato integrato nel maggio 2002 col Piano eEurope 2005, che pur mantenendo gli obiettivi del precedente progetto, ha concentrato gli sforzi nei settori dove le politiche pubbliche possono portare un valore aggiunto e contribuire a creare un ambiente positivo per gli investimenti privati. Per questo, eEurope2005 mira a rinforzare lo sviluppo di:

  • Servizi pubblici in rete (programmi specifici “e-Government”, “e-Learning”, “e-Health”), per trasformare in modo uniforme in tutti i paesi europei le relazioni tra Pubbliche Amministrazioni e cittadini;
  • L’accesso ad Internet tramite banda larga, sia con linea fissa che wireless, e di un’adeguata infrastruttura di protezione dell’informazione.

Con il lancio della più recente iniziativa, i2010 — Una Società dell’Informazione europea per la crescita e l’occupazione, del giugno 2005, la Commissione ha proposto quattro obiettivi prioritari, da conseguire entro il 2010, ad integrazione e completamento del precedente Piano eEurope 2005:

  • Creazione di uno spazio unico europeo dell’informazione;
  • Innovazione e investimento nella ricerca di frontiera;
  • Inclusione, miglioramento dei servizi pubblici e della qualità di vita;
  • Governance dello sviluppo.

I Programmi Quadro per Ricerca e Sviluppo
Dal 1984, l’Unione Europea propone politiche per la ricerca e lo sviluppo tecnologico basate su Programmi Quadro pluriennali. Tali programmi costituiscono uno strumento che esercita un notevole impatto sulle attività di ricerca negli Stati membri: essi sono aperti a tutti i soggetti giuridici (persone fisiche, imprese, università, organismi di ricerca ecc.) stabiliti nei 25 Stati membri e Stati associati (Bulgaria, Israele, Romania e Svizzera).

A partire dal IV PQRS (1994-98), all’interno del Programma vengono predisposti provvedimenti in favore della Società dell’Informazione, della telematica e delle ICT, in armonia con analoghe azioni e finanziamenti presenti anche all’interno di altri Regolamenti comunitari (Fondo Europeo Sviluppo Regionale, Fondo Sociale Europeo), che hanno iniziato a sostenere lo sviluppo della Società dell’Informazione come condizione necessaria per la competitività regionale.

Il successivo Quinto Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo, relativo agli anni 1998-2002, ha fatto confluire tutti i precedenti programmi per la Società dell’Informazione (ESPRIT, ACTS e TELEMATICS), introdotti nel IV PQRS, nella priorità tematica “Tecnologie per la Società dell’Informazione (IST) — Creare una Società dell’informazione di facile uso”: essa è stata pensata per contenere, in maniera più organica e sistemica, queste ed altre misure specifiche per la promozione della ricerca e dell’innovazione nelle ICT e il loro uso e diffusione.

Il Sesto Programma Quadro, in vigore per il periodo 2002-06, ha integrato gli obiettivi del precedente e rilanciato le azioni per la Società dell’Informazione, contenute all’interno di due priorità tematiche:

  • Information Society Technologies (IST), contenente le quattro priorità tecnologiche seguenti: ricerche di carattere integrativo in aree tecnologiche di interesse prioritario per i cittadini e le imprese; Infrastrutture di comunicazione e trattamento delle informazioni; Componenti e microsistemi; Gestione dell’informazione e interfacce;
  • “Cittadini e governance nella società della conoscenza”, priorità che mira a sviluppare una cultura della Società dell’Informazione attraverso due percorsi principali: la Società della conoscenza e coesione sociale; Cittadinanza, democrazia e nuove forme di governance.

Il Settimo Programma Quadro (2007-2013), armonizzandosi perfettamente, sia con il suo predecessore che con la Strategia di Lisbona, pone l’accento sulle ICT come chiave per il processo di sviluppo competitivo europeo. A testimoniarne l’importanza, è la significativa quota di finanziamenti destinata a questo tema all’interno del programma Cooperazione: ben 9,1 miliardi di euro dei 50,5 globali del VII PQ. Questo specifico programma, che mira a incentivare la cooperazione e a rafforzare i legami tra l’industria e la ricerca in un quadro transnazionale, si suddivide a sua volta in 9 obiettivi: 1. salute; 2. prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie; 3. tecnologie dell’informazione e della comunicazione; 4. nanoscienze, nanotecnologie, materiali e nuove tecnologie di produzione; 5. energia; 6. ambiente (compresi i cambiamenti climatici); 7. trasporti (compresa l’aeronautica); 8. scienze socioeconomiche e scienze umane; 9. sicurezza e spazio.
Gli altri programmi specifici che compongono il VII PQ sono: “Idee” (che prevede la creazione di un Consiglio europeo della ricerca autonomo per sostenere la ricerca di base), “Persone” (che intende rafforzare le attività a favore dei singoli ricercatori –azioni Marie Curie– tra cui la mobilità e lo sviluppo delle carriere di ricerca) e “Capacità” (che punta al rafforzamento delle attività per migliorare la capacità di ricerca e di innovazione in tutta Europa).

 

 

 

Map projection

Tecniche grafiche per la proiezione dello sferoide terra su superfici piane, mappe.
Ottimi riferimenti a riguardo:

su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Proiezione_cartografica

http://erg.usgs.gov/isb/pubs/MapProjections/projections.html#robinson
http://www.progonos.com/furuti/MapProj/Normal/TOC/cartTOC.html

 

 

 

Metodi tecniche ricerca dottorato

fonte: http://w3.uniroma1.it/dptu/ita/metod…_dottorato.htm

METODI E TECNICHE DI RICERCA 2003-2004

Problematiche connesse allo svolgimento di una ricerca,

ragionando “intorno” alla tesi di dottorato

Giovanna Bianchi – Michele Talia

TEMA 1 – 17 marzo 2004

L’IMPOSTAZIONE DEL PROBLEMA SCIENTIFICO

Le basi teoriche della ricerca di dottorato (Michele Talia)

1. all’origine del progetto di ricerca

§ l’anticipazione nella formulazione dell’ipotesi di ricerca

§ la falsificabilità di ogni argomentazione nel percorso di ricerca

§ dalla giustificazione/legittimazione dei fondamenti teorici della pianificazione alla validazione dello sviluppo argomentativo

2. la costruzione del labirinto di ricerca

§ strutturazione dello spazio definito dal problema scientifico

§ dal problem solving al problem setting

§ valutazione (e auto-valutazione) della qualità della ricerca

§ capacità del problema scientifico di dar vita a “circoli problematici”

§ dalla invenzione soggettiva alla partecipazione ad una comunità scientifica

3. la mimesi del metodo interdisciplinare

§ i punti di contatto tra gli studi urbani e le altre discipline che si occupano del territorio

§ valorizzazione dei rapporti di scambio con le altre aree di ricerca

4. altre modalità di lavoro

§ il pendolarismo tra metodi quantitativi e metodi qualitativi

§ quando si trova qualcosa che non si sta cercando

§ come adattare a nuovi campi di ricerca il metodo utilizzato nel corso di lavori precedenti

La costruzione del progetto di ricerca (Giovanna Bianchi)

1. la ricerca di dottorato: un’occasione per imparare contemporaneamente a) ad argomentare cioè esercitare il pensiero critico e b) a scrivere cioè a “pensare con le mani”

2. caratteri essenziali di una tesi di dottorato: contenuti argomentativi, originalità, scientificità; il rigore; a chi si rivolge; la scrittura accademica

3. l’attività di ricerca come attività sociale, come processo non lineare, incrementale e iterativo. L’importanza di un piano di lavoro. Strumenti: il titolo; l’indice come schema logico e ipotesi di lavoro; l’abstract

4. il progetto di ricerca

§ finalità, caratteri essenziali, suggerimenti di articolazione

§ trasformare un tema di interesse in un problema di ricerca: qual è la tesi della tesi?

§ il processo logico per costruire un’argomentazione e supportarla con prove: formulare ipotesi e “dichiarazioni”; sottoporre a domande di orientamento il tema; delineare il contesto teorico da assumere come quadro di sfondo ma da non sottoporre ad argomentazione i.e. trattamento della letteratura; usare criticamente le fonti; definire domande-obiettivi di ricerca per trovare le risposte al problema; strutturare ragioni-motivazioni e prove; prendere in considerazione alternative e obiezioni.

§ individuare una strategia di investigazione: scelta del metodo (cosa conoscere, come conoscere)

TEMA 2 – 31 marzo 2004

ALCUNI STRUMENTI OPERATIVI

Raccolta e uso critico delle fonti (Giovanna Bianchi)

1. fonti

§ ricerca e reperibilità delle fonti (localizzazione, accessibilità, consultabilità, …)

§ tipologie: fonti primarie e secondarie; fonti dirette ed indirette

§ interrogazione critica e “mirata” alla ricerca degli elementi utili: sintetizzare, registrare, classificare, interpretare, restituire

§ validità delle informazioni rispetto alle domande della ricerca: accuratezza, significatività, pertinenza, coerenza

2. ricerca e trattamento delle fonti bibliografiche: testi, documenti, web

3. strumenti: leggere e prender note; schedare i materiali; leggere criticamente un testo

esercitazione

presso la Biblioteca del DPTU: cataloghi, catalogo on line, OPAC, CITICoRD (dott.ssa A. Panunzio, direttrice)

Alcuni metodi di lavoro (Michele Talia)

1. tecniche elementari di ricerca operativa e lettura multidimensionale del territorio

§ analisi dei dati e strutturazione del metodo comparativo

§ delimitazione del campo di osservazione ed estrazione di un campione significativo per lo svolgimento di indagini in profondità

§ elaborazione di schede di rilevazione e tecniche di survey

§ scelta di interlocutori significativi e svolgimento di interviste semistrutturate

2. analisi delle politiche pubbliche, con particolare riferimento ai sistemi decisionali, alla valutazione di efficacia delle singole scelte e alla gestione dei sistemi complessi

3. schematizzazione e comunicazione dei principali risultati anche attraverso il ricorso a tecniche di simulazione e alla generazione di scenari di riferimento

TEMA 3 – 7 aprile 2004

LO STUDIO DI CASO

Questioni metodologiche (Giovanna Bianchi)

1. un approccio metodologico per la ricerca in urbanistica: ricerca qualitativa vs. ricerca quantitativa; paradigma interpretativo vs. paradigma positivista; uno “strumento-principe”: lo studio di caso

2. finalità e caratteri

§ un metodo di ricerca per la comprensione di fenomeni complessi e specifici e per interpretare la ricerca sul campo

§ una specifica e sistematica forma di conoscenza (thick description) per tematizzare: survey (chi, cosa, dove, quanto, quanti) vs. (?) case study (come, perché). Le particolari esigenze della ricerca in urbanistica: oggetto, documenti, rapporto teorie-pratiche

§ ruolo esemplificativo / ruolo euristico; modello caso singolo / modello caso multiplo; paradigma interpretativo / paradigma positivista

3. tipologie di casi: descrittivo, esplicativo, esplorativo

4. conduzione di uno studio di caso: ipotesi-domande di ricerca; teoria di riferimento; unità di analisi; criteri; informazioni da reperire; metodo

5. questioni: fondatezza, affidabilità, attendibilità, generalizzabilità, trasferibilità

Alcuni paradigmi applicativi (Michele Talia)

1. la valutazione delle variabili temporali che caratterizzano lo studio di caso “per se” e nel confronto con altri studi di caso

2. la distinzione tra i processi omeostatici e le dinamiche innovative che denotano uno specifico contesto

3. la pertinenza del caso di studio rispetto ai quesiti più generali posti dal progetto di ricerca

4. la ricerca di un sostanziale equilibrio tra gli elementi descrittivi del caso di studio (il quadro di riferimento) e le argomentazioni più direttamente finalizzate

5. l’impegno a collocare lo svolgimento del caso di studio tra enunciazione dei nodi teorici da sottoporre a verifica e risultati dell’indagine

6. visita “guidata” ad alcune applicazioni allo studio di caso

TEMA 4 – 14 luglio 2004

LA TESI DI DOTTORATO

La struttura e la stesura della tesi (Giovanna Bianchi)

1. la struttura logica e gli elementi fondamentali: titolo; indice/i; introduzione (a point-first structure vs. a launching-point structure, contenuti tipici); conclusioni (contenuti tipici); bibliografia (possibili articolazioni)

2. criteri per una redazione corretta: forma espositiva; aspetti definitori; citazioni, parafrasi, plagio; note di riferimento e note di contenuto; rimandi interni

3. il processo di revisione: controllo della struttura e dell’organizzazione del rapporto di ricerca

Alcune tappe nel percorso di costruzione della tesi (Michele Talia)

1. messa a punto di un indice in cui siano evidenziati: risultati indagine bibliografica preliminare (ambiti già oggetto di una produzione scientifica significativa) e elementi emersi da un’indagine sulle altre scuole di pianificazione relativamente alla definizione del problema scientifico

2. definizione di un programma triennale (progressione temporale delle diverse elaborazioni, previsione pesi relativi di ciascun capitolo, durata prevista di ciascuna fase di lavoro)

3. redazione documenti di lavoro per gli incontri con il Collegio ( “verbalizzazione” critiche e suggerimenti emersi nel precedente incontro, progressi compiuti)

4. elaborazione di papers, saggi e relazioni a convegni scientifici: esplorare in corso d’opera la fertilità delle ipotesi di lavoro e l’attendibilità dei risultati preliminari)

Testi di approfondimento

Riferimenti generali

  • § J. Barzun e H.F. Graff, The Modern Researcher, Thomson Wadsworth 6th ed., USA 2004
    § W.C. Booth, Colomb G.C. e J.M. Williams, The Craft of Research, The University of Chicago Press 2nd ed., Chicago 2003
    § U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano 1977
    § R. Lesina, Il nuovo manuale di stile, Zanichelli ed. 2.0, Bologna 1994
    § K.L. Turabian, A Manual for Writers, The University of Chicago Press 6th ed., Chicago 1996

Tema 1

materiali

J. Forester, Learning the Craft of Academic Writing: Notes on Writing In and After Graduate School, paper Cornell University 1984, 1999

F. Gil, “Ricerca”, Enciclopedia Einaudi, Torino 1981

E. Misser, Essential Features of Academic Writing. A Writing Centre Handout, http://www.wlu.ca/~wwwwc/

B. Needham, Methodological Choices in Planning Research, paper AESOP-ACSP PhD workshop, Amsterdam 2003

 

suggerimenti bibliografici

G. Dematteis, Progetto implicito, Franco Angeli, Milano 1995

P. Healey, G. McDhougall e M.J. Thomas (eds.) Planning Theory, Pergamon Press, Oxford 1982

M. Talia, “L’affermazione delle procedure innovative nel governo del territorio: prime riflessioni in forma di postilla”, in G. Bianchi, R. Strappini, M. Talia,Innovazione in urbanistica a Genova e a Milano, Gangemi editore, Roma 1995

Tema 2

suggerimenti bibliografici

M. Bolocan, G. Barelli, S. Moroni, G. Pasqui, Urbanistica e analisi delle politiche, Franco Angeli, Milano 1996

G. Martinotti, Metropoli. La nuova morfologia sociale delle città, Il Mulino, Bologna 1993

P.C. Palermo, Interpretazione dell’analisi urbanistica, Franco Angeli, Milano 1992

D. Schon, Il professionista riflessivo, Dedalo, Bari 1993 (ed. orig. 1987)

A. Tosi, Abitanti, Il Mulino, Bologna 1994

Tema 3

materiali

A. Balducci, “Parte terza: uno studio di caso” in A. Balducci, Disegnare il futuro, Il Mulino, Bologna 1991 (pp. 179-183)

G. Ferraro, “L’arte di guardare la città” in G. Ferraro, Rieducazione alla speranza, Jaca Book, Milano 1998 (pp.75-113)

L. Mazza, “Introduzione”, “Postfazione” in L. Mazza (a cura), Esercizi di piano, Franco Angeli, Milano 2002 (pp. 9-15, 233-246)

W. Tellis, Introduction to Case Study, http://www.nova.edu/ssss/QR/QR3-2/tellis1.html

K. E. Winegardner, The Case Study Method of Scholarly Research, https://cpub.brown.edu:8543/cpubsh/Raymond Hyatt-SO0105_S02/materialadd2.pdf

suggerimenti bibliografici

P. Falini (a cura di), I territori della riqualificazione, Officina, Roma 1997

P. Hall, Cities in Civilization, Weidenfeld & Nicolson, Londra 1998

G.L. Nigro, G. Bianchi (a cura di), Politiche, programmi e piani nel governo della città, Gangemi editore, Roma 2003

Tema 4

materiali

J. Wolfe, How to Write a PhD Thesis, http://www.phys.unsw.edu.au/~jw/thesis.html

 

 

 

Metodologie di analisi e decisionali

Elenco qui di seguito le numerose metodologie per supportare i processi decisionali di tipo mono e multicriteria e che prendono in considerazione numerosi fatori, indicatori e attori.

nonocriteria

  • SWOT – analisi SWOT – Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats
  • CIE – Comunity Impact Evaluation
  • Genius loci

 

multicriteria

  • AHP – Analytic Hierarchy Process
  • ANP – Analytic Network Process
  • metodi ELECTRE
  • il Metodo Delphi
  • EVAMIX
  • analisi di regime

 

DSS

Decision support system – http://it.wikipedia.org/wiki/Decision_support_system

LADSS

Land Allocation Decision Support System – http://en.wikipedia.org/wiki/Land_Allocation_Decision_Support_System

sDSS

Spatial Decision Support System – http://en.wikipedia.org/wiki/Spatial_Decision_Support_System

 

 

 

 

 

Milieu
Nell’ambito degli studi geografici il riferimento al concetto di milieu è utilizzato per indicare quelle caratteristiche “profonde” dei luoghi, plasmate nella relazione, storicamente situata, fra spazio e società. All’interno dell’ampia e complessa problematica del milieu, sono individuabili due approcci principali. Nel primo, rivolto sostanzialmente al passato, il milieu è visto come insieme localizzato e specifico di condizioni naturali e socio-culturali che si sono stratificate in un certo luogo nel corso del tempo e che rappresentano il patrimonio comune della collettività locale e la base territoriale della sua identità. Nel secondo approccio, che combina la questione del patrimonio con quella del progetto, il milieu costituisce non solo il fondamento territoriale di una specifica identità collettiva ma anche il substrato locale dei processi di sviluppo. Il milieu si manifesta in questo caso come un insieme di “prese”, di potenzialità espresse da un determinato territorio, le quali, tuttavia, per realizzarsi e porsi come risorse per lo sviluppo territoriale devono essere riconosciute e colte dall’organizzazione dei soggetti locali.

[Da: F. Governa, La dimensione territoriale dello sviluppo socio-economico locale: dalle economie esterne distrettuali alle componenti del milieu, in A. Magnaghi (ed.), Rappresentare i luoghi. Metodi e tecniche, Firenze, ALINEA, 2001.]

un insieme di condizioni locali su cui opera una rete locale di soggetti

 

 

Movimento naturale

In una griglia urbana, il movimento naturale è la porzione di movimento che è determinata dalla configurazione della griglia stessa. Il movimento naturale non è influenzato dalla presenza e dalla specifica posizione delle attività insediate. Il movimento naturale influenza la localizzazione delle attività, che mirano a trarre beneficio dall’intensità del movimento. Le attività insediate, generando ulteriore movimento, producono un effetto moltiplicatore del movimento naturale, effetto primario della configurazione della griglia.
La presenza di movimento naturale induce la localizzazione delle attività in ragione della sua intensità, e queste attività determinano la formazione di ulteriore movimento, attratto. Altre attività si insedieranno per beneficiare della presenza di questo ulteriore movimento, determinando una crescita esponenziale di densità insediativa e di movimento. Il movimento naturale può non essere quantitativamente prevalente rispetto al movimento attratto; tuttavia, ad esso è riconosciuta la veste di fattore primario, direttamente dipendente dalla configurazione della griglia.

 

 

 

Problem solving

http://it.wikipedia.org/wiki/Problem_solving

 

Processo teorico e pratico che serve a trasformare un disagio in un problema, in una questione ben definita. Precede il problem solving, che trasforma il problema ben definito in un progetto, da gestire secondo le tecniche del project management.
Il problem setting risponde alla domanda: che cosa fare?
Il problem solving risponde alla domanda: come fare?

  • Problem solving
  • Problem finding : rendersi conto del disagio
  • Problem setting : definire il problema
  • Problem analysis : scomporre il problema principale in problemi secondari (WBS)
  • Problem solving : eliminare le cause
  • Decision making : decidere come agire
  • Decision taking : passare all’azione

(dal glossario di “Gioco e dopogioco”, La Meridiana, 1997)

Fin da bambini abbiamo dovuto risolvere tanti problemi. Ma quanti di noi sono capaci di porsi nuovi problemi?
Quanti sanno trasformare uno stato di ansia o di timore in un problema da risolvere?
Quanti conoscono un metodo con cui porre correttamente il problema, definirlo, strutturarlo?
In genere si parla di problem solving. Ma per risolvere un problema bisogna averlo posto.
Il problem setting è l’arte di porsi i problemi.
Ma perché porsi problemi? Non bastano quelli che abbiamo già?
I problemi sono come gli alberi. Da piccoli possono essere sradicati con una mano, ma se crescono c’è bisogno di un bulldozer. E’ meglio prevenire che curare.
Lo scopo di questo ipertesto è individuare un metodo per il problem setting.
Nel momento in cui una situazione è ben definita, è già superata. Oggi bisogna attrezzarsi per affrontare ogni giorno la sfida dell’indefinito, del mutante, dell’ignoto.
Perciò è fondamentale, invece di acquisire saperi intesi come materiali da capitalizzare e da usare in futuro, dotarsi di metodi e strumenti adatti ad acquisire ed elaborare nuove conoscenze, a definire e risolvere problemi che, una volta ben definiti, sono già superati.

E’ importante esaminare le condizioni che provocano disagio e separarle dall’ambito in cui possiamo intervenire, entro il quale dobbiamo cercare la definizione del problema.
Per cercare le condizioni possiamo indagare dal generale al particolare, analizzando lo scenario (situazioni globali e locali, tendenze), il contesto strategico in cui la nostra organizzazione si trova ad operare, l’organizzazione per cui operiamo, il settore di nostra competenza, l’argomento specifico del problema da definire.
Possiamo anche rovesciare il processo, partendo dall’argomento specifico e collocandolo via via nei contesti più ampi.
In genere si tende a porsi i problemi man mano che si presentano nello svolgimento di un processo. Sarebbe bene invece definire i problemi il più possibile a monte del processo.

 

Public Policy

http://it.wikipedia.org/wiki/Policy_pubblica

 

 

Sistema Multiagente
http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_multiagente

 

 

 

Social network analysis

http://it.wikipedia.org/wiki/Social_network_analysis

Ulteriori informazioni

Sondaggi on-line

Software di visualizzazione

 

 

Spatial economics

wikipedia definition

The famous Christaller model refers to medium-size towns in Southern Germany in the 1930s. This is a poor guide to the understanding of urban competitiveness in the ICT age. On needs to rethink the key concepts of spatial economics. Some of them are promising, e.g. networks (Dupuy), graph theory (Auray/Mathis) or innovative milieux (Maillat).
With distance being by far the crucial concept of regional science, one has to prepare for ‘the death of distance’. One also has to prepare for practice, the real test of ideas.

 

 

Tools and analysis methods

Economical, Evaluation, Heritages

  • ACB Analisi Costi Benefici
  • CIE Comunity Impact Evaluation
  • PBS Planning Balance Sheet
  • AIO Analisi Imput Ouput
  • MCA Multicriteria Analysis

“Plurithem”

Territory

 

 

Urban Competitiveness

As a working definition, urban competitiveness can be seen as the ability to attract mobile investment: the creation of new establishments, expansion in existing premises, opening a branch plant, or in-migration. Unlike mergers, take-overs and the rationalization of existing facilities the different forms of mobile investment imply a choice of location for companies on the local level (1).

(1) Commission of the European Communities (1993) New location factors for mobile investment in Europe, Brussels and Luxembourg, Directorate-General for Regional Policies, 157 p.

 

 

 

Visibility Graph Analysis -VGA-

La visibility Graph Analysis, gli indici configurazionali:

  • neighbourhood size: il numero dei punti in diretta connessione visiva con il punto in esame;
  • valore di controllo: il rapporto fra l’area della neighbourhood del punto in oggetto e l’area delle neighbourhoods dei punti in connessione con esso;
  • clustering coefficient: il rapporto fra il numero dei punti direttamente connessi al punto in esame e il numero delle connessioni teoricamente possibili;
  • integrazione: la profondità media di ogni punto rispetto a tutti gli altri punti del sistema.

 

 

 

Visualizzare dati GIS

altre metodologie di visualizzazione dati:

 

1. arcgis di esri

url: http://www.esri.com

descrizione: Il sistema informativo geografico completo. ArcGIS della ESRI è una raccolta integrata di prodotti software per la creazione di un sistema informativo geografico (GIS) completo. L’architettura di ArcGIS consente di distribuire la funzionalità GIS ovunque sia necessario-nei desktop, nei server, nei servizi Web o nei dispositivi portatili.

pregi: software molto diffuso e supportato.

difetti: software proprietario.

visualizzazione: aprendo il file shp nel software (occorre possederlo). on-line molto complessa, si possono esportare immagini non dinamiche: punti numerati su una mappa e legenda.

2. grass

url: http://grass.itc.it

descrizione: GRASS (Geographic Resources Analysis Support System) è un Sistema Informativo Geografico (GIS) utilizzato per la gestione, elaborazione, modellamento spaziale e visualizzazione di dati geografici bi- e tri-dimensionali.

pregi: software aperto e gratuito (Open Source Free Software)

difetti: complessità di apprendimento e di utilizzo

visualizzazione: aprendo il file nel software (occorre possederlo e saperlo utilizzare). non è possibile gestire, visualizzare i dati e mappe on-line se non esportando semplici raster.

3. mapserver

url: http://mapserver.gis.umn.edu

descrizione: MapServer è un ambiente di sviluppo open source per la realizzazione di applicazioni web che richiedano la pubblicazione di mappe su internet (WebMapping), originariamente sviluppato dall’Università del Minnesota in cooperazione con la NASA.

pregi: software aperto e gratuito (Open Source Free Software), molto supportato

difetti: complessità di apprendimento e di utilizzo

visualizzazione: on-line non è possibile gestire (inserimento, modifica, eliminazione), visualizzare, i dati e mappe.

esempio: http://datacrossing.crs4.it/it_Documentation_mscross.html

3. flash macromedia

url: http://www.adobe.com

descrizione: attravarso Flash professionisti creativi progettano e realizzano contenuti interattivi con video, grafica e animazioni per un’unica e coinvolgente user experience.

pregi: impatto grafico accativante, si possono interrogare i dati.

difetti: non è collegato ad un database, propriamente non è un gis ma solo uno strumento di visualizzazione. è uno strumento statico.

visualizzazione: si può ideare e visualizzare on-line qualsiasi tipo di mappa e riferimenti.

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Vedere lontano

gallipoli_puglia

Qualcuno si lamenta sempre del mal tempo. Il vento gelido da nord che taglia la faccia e penetra nelle ossa.

Qui a Gallipoli è normale. Il mare si increspa, l’aria si congela, ma il lato positivo c’è. Il sole splende, l’aria tersa fa brillare le cose e fa vedere quello che rientra un po’ nel mito locale.

Diciamo che sono cresciuta con la leggenda: sai, dopo una giornata di tramontana si vede la Calabria.

Ovviamente mai vista. E’ un mito, una fesseria.

Fino a ieri.

Ero come al solito ad “errare” a Gallipoli (vedi titolo della mia tesi…). Mi fermo a guardare l’orizzonte. Un tramonto magnifico.

Un’infinità di sfumatore di rosso e arancione, che sprofondano nel blu profondo del mare. E al di là?

Le montagne della Calabria.


io l’ho sempre detto che si vedeva…comunque anche in Calabria gira la stessa voce sulla visione mitica della Puglia

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